Storia - Antica Officina di Giorgio Ripamonti,amico e mentore di Carlo Guzzi.Qui nel 1919 fu costruito il prototipo Guzzi -Parodi

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Giorgio Ripamonti detto “ Feree”
(Mandello del Lario 1883 – Mandello del Lario1955)


era un artigiano fabbro ma sopratutto meccanico esperto di motori ad olio pesante impiegati nelle imbarcazioni da trasporto merci sul lago Como (gondole e comballi).   Fereè parola dialettale lombarda che significa “fabbro” era il soprannome di famiglia dovuto al fatto che il padre aveva un'attività di fabbro ferraio.   Un uomo schivo ma dai molteplici interessi, in primo luogo la meccanica e i motori poi la montagna nei suoi vari aspetti dall'arrampicata allo sci.     
Nell'attività di manutenzione dei motori per imbarcazioni ebbe un notevole successo era conosciuto in parecchie zone del lago di Como nella piccola comunità mandellese la sua officina meccanica era quindi abbastanza famosa. Fino ai pnmi anni del Novecento gondole e comballi viaggiarono con il solo aiuto dei venti, ma quando a causa dei mutamenti atmosferici questi venivano a mancare, ai barcaioli non restava che attaccarsi ai remi; per le barche grosse come le gondole e i comballi si trattava di un'impresa alquanto faticosa, e il servizio di trasporto ne risentiva notevolmente. Con l'avvento dei piroscafi a vapore fu attivato anche un servizio di rimorchiatori che; alla fine del mercato, trainavano colonne di gondole dietro pagamento commisurato alla stazza della barca e al chilometraggio di traino.
E' verso i primi decenni di questo secolo che avvenne una svolta importante per la vita dei barcaioli: l' introduzione del motore.


Un episodio storico

Nel 1913 la Ditta Agostini Giosuè di Mandello Lario fu tra le prime aziende ad installare sulla propria gondola "Luigina" un motore: era un Weber monocilindrico a "testa calda"_ Sviluppava la potenza di 5 CV circa a 450 giri il minuto ed era alimentato a "olio pesante" (nafta poco raffinata). Al momento dell'installazione tuttavia si manifestò subito un problema determinato sia dalle ·forti vibrazioni, che mettevano a dura prova il fasciame della barca, sia dall'elica in dotazione che, essendo stata studiata. per i fiumi, era dotata di pale molto piatte che facevano poca resistenza nell'acqua ferma del lago, provocando dei "fuori giri" del motore senza peraltro imprimere velocità alla gondola. I due meccanici della Weber, venuti appositamente dalla Germania per l'installazione del motore, non seppero risolvere questi problemi, che furono invece superati dall'intervento di due mandellesi, il meccanico Giorgio Ripamonti, che studiò l'installazione del motore in modo corretto e l'ing. Giuseppe Guzzi detto "Naco" (fratello di Carlo Guzzi fondatore della Moto Guzzi), che fece costruire su suo progetto un'elica adeguata alla necessità. I responsabili tedeschi della Weber onestamente riconobbero che senza l'intervento dei due tecnici mandellesi i problemi non sarebbero stati risolti in così breve tempo.


Giorgio Ripamonti e Carlo Guzzi


Ed in questa officina un non ancora ventenne Carlo Guzzi apprese i primi rudimenti di meccanica, si appassiono al mondo dei motori. Carlo Guzzi (1889-1964) milanese di nascita, figlio di un ingegnere meccanico e progettista,di famiglia benestante era solito frequentare Mandello del Lario in quanto la famiglia possedeva una casa per villeggiatura. Con la prematura scomparsa del padre (1906) la famiglia (la madre e altri 3 fratelli) decise di stabilirsi definitivamente a Mandello.

Allo scoppio della prima guerra mondiale il Guzzi fu richiamato presso la squadriglia idrovolanti S. Andrea a Venezia come maresciallo motorista. Ufficiali piloti in quella squadra erano Giorgio Parodi, discendente da una ricca famiglia d'armatori genovesi, e il bresciano Giovanni Ravelli, pilota di motociclette negli anni precedenti il conflitto. Il sodalizio fra i tre divenne molto intenso, cementato dalla passione per la meccanica e per le motociclette

Nei mesi immediatamente successivi alla fine del conflitto Ravelli restò vittima di un incidente di volo e i progetti che i tre amici stavano da tempo accarezzando furono proseguiti solamente da Parodi e dal Guzzi. Questi aveva coltivato da tempo il progetto ambizioso di mettere a punto un modello innovativo di motore per motociclo che potesse offrire, oltre a ottime prestazioni, grandi affidabilità e sicurezza....il sogno di Carlo Guzzi....con l'appoggio finanziario del padre di Giorgio Parodi nel 1919 nell'officina del vecchio amico Giorgio Ripamonti fu assemblato il primo prototipo di motocicletta chiamata G.P. (Guzzi-Parodi)




In seguito Giorgio Parodi per evitare, a quanto si disse, che il nome del prototipo venisse confuso con le sue iniziali, e per una forma di riserbo comprensibile a chi conosca la ritrosia dei capitalisti liguri, volle introdurre la denominazione Moto Guzzi che assunse il valore di marchio commerciale. Nasce così nel 1921 la «Società Anonima Moto Guzzi»
Il marchio Moto Guzzi è sovrastato dal simbolo dell’Aeronautica: l’aquila ad ali spiegate in ricordo dell'amico Ravelli.


            

ARTICOLO APPARSO SULLA RIVISTA MOTOCICLISMO DEL 15/12/1920

(Abbiamo il piacere di poter annunciare alla numerosa e meritevole classe dei nostri fedeli lettori questa importante novita.....
Per mantenere l'impegno verso i Sigg Dirigenti i quali desiderano di rimanere

ancora per qualche tempo nell'ombra...........)
Nell'articolo non si cita niente della nuova Società ma si parla solo della prova sul
prototipo

Presso il Museo della Moto Guzzi è conservato il prototipo del 1919 e sulla didascalia possiamo leggere:
".....la prima moto costruita da Carlo Guzzi nell'officina del fabbro di Mandello Giorgio  Ripamonti.........."     





Giorgio Ripamonti e la montagna.

(25 settembre 1910 prima ascensione sul Sasso Cavallo 1923m. slm)


E' doveroso a questo punto ricordare che Giorgio Ripamonti al di la di essere un ottimo meccanico fu anche un appasionato della montagna, e fece parte del gruppo di persone protagoniste della vita sociale ed alpinistica mandellese  che aderirono alla fondazione della sede CAI di Mandello del Lario nel 1924.


Ma Gino Carugati e Giorgio Ripamonti, il 25 settembre 1910, dopo la loro storica prima ascensione sul Sasso Cavallo (1923 m), nelle Grigne, si sentivano proprio così: “completamente rimbecilliti”. E in verità ne avevano tutte le ragioni, visto che avevano appena superato l’appicco più repulsivo del celebre gruppo calcareo lecchese: quel bastione di 400 metri che, nei decenni seguenti fino ad oggi, non è mai passato di moda, diventando teatro di imprese firmate tra gli altri da Riccardo Cassin (la sua via è del 1933), Nino Oppio (che nel 1938, in cinque giorni, tracciò una linea assolutamente spettacolare)

I SOCI FONDATORI E LE PRIME SEDI
L'idea di dar vita ad una sezione Cai dedicata alle Grigne e con sede ai suoi piedi, venne ad alcuni protagonisti della vita alpinistica e sociale mandellese.
Il principale animatore dell'iniziativa fu senz' altro Gino Carugati, pioniere dell'agonismo alpino. Egli vedeva  nella montagnola palestra ideale per mettere alla prova capacità fisiche e forza morale; ma ne conosceva anche le insidie e credeva fermamente che la pratica dell'alpinismo chiedesse conoscenza dei luoghi, preparazione tecnica, consapevolezza dei propri limiti, guida dei più esperti: proprio ciò che offrono le sezioni del Cai.
Con Carugati, fondatori della Sezione furono Carlo Carcano, Domenico comini, Giuseppe Fasoli, Evangelista Ferrario, Giuseppe Guzzi, Dazio Mainetti, Galdino Pini, Giorgio Ripamonti, Cesare Sodano, Franco Vercelloni, Giuseppe Vido, Giuseppe Zucchi (Runchet) ed altri.



Relazione di Gino Carugati “La parete occidentale del Sasso Cavallo”
(pubblicata sulla rivista CAI nel maggio 1911)



Carugati Gino (18885-1952) nel 1907 aveva sposato Maria Guzzi sorella di Carlo anche lei appassionata di montagna condivise con il marito diverse ascensioni, da ricordare anche la piu giovane sorella di Carlo Guzzi: Fanny pure lei appasionata di montagna. Possiamo quindi immaginare che Giorgio Ripamonti fu molto legato alla famiglia Guzzi, sia per la collaborazione nell'impresa di Carlo sia per la passione verso le nostre montagne.



 
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